Cordoglio all'Università per la scomparsa di Luciano Bellosi - Comune di Siena

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Cordoglio all'Università per la scomparsa di Luciano Bellosi

L’Università di Siena esprime cordoglio per la scomparsa di Luciano Bellosi, eminente storico dell’arte medievale, docente ordinario dell’Ateneo dal 1979 al 2006.
Nato a Firenze nel ’36, dopo aver lavorato per diversi anni presso la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Firenze, ha percorso la sua carriera accademica a Siena, presso la facoltà di Lettere e filosofia, divenendo direttore del dipartimento di Archeologia e storia delle arti, e anche docente per molti anni presso la scuola di specializzazione in Beni storici e artistici.
Il preside della facoltà di Lettere e filosofia, Roberto Venuti, ha detto: “Ricordo la grande figura di studioso dell’arte del basso medioevo e del primo rinascimento, ma anche la statura morale del docente e i tratti miti e gentili della sua figura umana”.
L’attività di ricerca di Luciano Bellosi si è concentrata sugli ultimi secoli del Medioevo e sul rinnovamento rinascimentale. Numerosi gli studi, tra i quali si ricordano Buffalmacco e il Trionfo della Morte (Torino 1974), La pecora di Giotto (Torino 1985), Cimabue (Milano 1998), Come un prato fiorito. Studi sull’arte tardogotica (Milano 2000). Bellosi ha pubblicato su autorevoli riviste, come "Paragone", "Prospettiva", "Bollettino d'Arte", "The Burlington Magazine", "Revue de l'Art": molti gli scritti di storia dell'arte del Due, Tre e Quattrocento, prevalentemente relativi alla Toscana, ma anche all'arte tardogotica francese.
È stato inoltre curatore di alcune celebri mostre, tra le quali, Pittura di luce. Giovanni di Francesco e l’arte fiorentina di metà Quattrocento (Firenze 1990), Francesco di Giorgio e il Rinascimento a Siena (Siena 1993), Masaccio e le origini del Rinascimento (San Giovanni Valdarno 2002), Duccio. Alle origini della pittura senese (Siena 2003-04).
“Dobbiamo essere grati a studiosi del profilo di Bellosi  per l’alto livello raggiunto dagli studi storico-artistici nel nostro Ateneo”, ha concluso il professor Venuti.